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Calcio, l’Eccellenza vuol ripartire ma Picchi e Piombino dicono no: “La salute conta di più”

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Il campionato di Eccellenza sta cercando in tutti i modi di ripartire, come vi avevamo già spiegato nei giorni scorsi a partire dalla dichiarazioni del Presidente della FIGC Gabriele Gravina. Per quanto riguarda il girone toscano alle 36 società partecipanti è stato chiesto se vogliono continuare o meno. La risposta ha visto molti più favorevoli rispetto ad altre regioni con 19 SI (inizialmente erano 21, ma in un secondo momento Zenith Audax e Porta Romana hanno cambiato idea) e 17 NO. Tra queste ci sono anche le due squadre livornesi, l’Armando Picchi e l’Atletico Piombino. La società di Banditella ha spiegato le proprie ragioni in un comunicato apparso sul portale ToscananelPallone che riportiamo integralmente:

Con l’Italia di nuovo in ginocchio per la terza ondata di Covid e la nostra regione in aumento dei ricoveri in terapia intensiva, ci è parso spontaneo rinunciare alla ripresa del campionato di Eccellenza come già più volte nel recente passato avevamo sottolineato.
Al gioco più bello del mondo e alla nostra passione di dilettanti, abbiamo anteposto la salute dei nostri ragazzi e dei loro familiari. Scegliere di non giocare è una eccezionalità, come sottolineato dal Presidente Paolo Mangini, per l’Armando Picchi Calcio un dovere verso tutti i suoi tesserati. Auspichiamo di ritrovarci per la prossima stagione con la gioia e la spensieratezza che il gioco del calcio richiede e soprattutto la fine di un incubo che da più di un anno ci attanaglia. Un grosso in bocca al lupo per tutte quelle società che hanno fatto una scelta diversa dalla nostra.

Stessa decisione anche per quanto riguarda l’Atletico Piombino come si legge dalle parole del presidente Massimiliano Spagnesi e della vice Michele Righi rilasciato al Tirreno: “Siamo rimasti sulla linea del no. Viene chiesto alle società di essere disponibili o meno a fare il campionato, senza che ancora si conoscano le condizioni. I punti caldi sono i ristori, i contributi per il rispetto delle norme sanitarie, porte chiuse e porte aperte. Resta l’incertezza. Difficile esprimersi sulla ripartenza o meno quando non sono chiari certi aspetti, in primis quelli finanziari. Sì, questo è certo, ma forse verrà chiesta la quota dell’iscrizione o comunque una penale. Noi abbiamo detto no. Almeno per ora. Purtroppo non sono state chiarite le richieste avanzate dalle società. Parlo dei ristori, così come l’incognita tamponi, sui quali il regionale ha considerato di contribuire, ma non sappiamo in quali termini. A queste condizioni è difficile pensare di ripartire. Servono garanzie economiche, ma anche per la sicurezza dei ragazzi. L’idea è di far finire il campionato il 30 giugno, una data che non contempla intoppi, e di per sé già lunga considerando i giocatori che fanno gli stagionali, per i quali non sarebbe semplice trovare datori di lavoro disponibili a rischiare di sopportare eventuali quarantene per il calcio. Insomma, siamo in stand-by per ora. Prima vogliamo garanzie e vedere una situazione in miglioramento. Senza parlare delle diverse posizioni da regione a regione. L’Umbria, ad esempio, sembra intenzionata a non ripartire. Ci domandiamo così tutti, se dopo aver reso l’Eccellenza un campionato nazionale, ci sia il rischio di vedere risultati e formule diverse, con regioni che riprendono e altre no. Intanto la riunione di lunedì è stata un modo per fotografare il contesto”.