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Livorno, Amelia: “Orgoglioso della chiamata. Qui per fare l’impresa, servirà coesione dentro e fuori dal campo”

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Quest’oggi all’Armando Picchi è andata in scena la conferenza stampa di presentazione di Marco Amelia, nuovo allenatore del Livorno dopo che la società nel post gara contro la Pergolettese ha deciso di esonerare Alessandro Dal Canto. Ad aprire le danze come sempre accade in questi momenti è il direttore sportivo Raffele Rubino.
Queste le sue parole: “Si tratta di un giorno particolare, perchè quando c’è un cambiamento tecnico vuol dire che ci sono stati degli errori e la responsabilità è di tutti. Dal Canto ha sempre fatto il massimo, anche in mezzo alle difficoltà che ci sono state. Oggi, però, dobbiamo provare ad invertire la rotta per risalire la posizione in classifica. Ci sono 11 partite, non sono tante, ma abbiamo il dovere di provarci fino all’ultimo secondo. Cambiare per cambiare non avrebbe avuto senso, abbiamo scelto Amelia per dare un segnale forte al gruppo e alla piazza. Attraverso di lui vogliamo trasmettere quella che è la storia e l’importanza del Livorno. Servirà un cambiamento soprattutto dal punto di vista morale, per salvarsi serve fame di vittoria e lo abbiamo detto chiaramente anche ai ragazzi con cui abbiamo parlato prima dell’allenamento odierno“.

La parola è passata poi al protagonista di giornata, Marco Amelia, indimenticato eroe amaranto. Ed è proprio questo il primo aspetto che ci tiene a chiarire bene: “Per me questa è un’avventura che non voglio vivere come un ritorno, ma come un inizio. Quello che ho fatto da calciatore mi rende orgoglioso, ma appartiene al passato. Sarà molto impegnativo perchè la posizione in classifica è sotto gli occhi di tutti, ma con coesione ed appartenenza alla causa possiamo fare l’impresa. L’imperativo è quello di lavorare sodo, perchè questo va avanti a tutto ciò che riguarda la tecnica, la tattica, i moduli e tutto il resto. Non mi aspettavo questa chiamata, devo essere sincero, ma per come seguo e vivo il Livorno non può che rendermi orgoglioso, sento una grande responsabilità. E’ un momento delicatissimo della stagione e dovrò lavorare molto sull’aspetto psicologico della squadra, con cui ho parlato già oggi, per rendere chiari i miei valori. Ho già visto grande disponibilità nei ragazzi e tanta voglia di uscire da questa situazione difficile.

Perchè accettare questa scelta: “Avevo archiviato per questo inizio stagione il fatto di allenare per i problemi fisici che ho avuto e che conoscete, ma adesso sto decisamente meglio e al Livorno è impossibile dire di no. Chi me lo ha fatto fare? E’ il Livorno. Il senso di appartenenza, il rapporto che ho con i tifosi e l’amore per questa piazza mi hanno spinto a voler dare il mio contributo per raggiungere l’impresa. Non c’è nessun legame con il fondo straniero che voleva acquistare il Livorno, vengo qui come allenatore senza alcun contatto esterno”.

Spinelli?Non l’ho sentito, ma credo che ci parlerò nei prossimi giorni”.

Hai sentito alcuni dei tuoi compagni passati in amaranto: “Mi ha scritto Jaconi e tantissimi compagni con cui ho condiviso l’esperienza a Livorno e questo non può che farmi enorme piacere. Significa che c’è un grande legame tra di noi dopo i grandi anni che abbiamo vissuto, è stata una carica in più. Degli allenatori che ho avuto in passato, se devo sceglierne uno è Mourinho che tra l’altro mi ha scritto oggi. E’ un vincente e gestisce alla perfezione in gruppo, ma tanti dei tecnici che ho avuto mi hanno dato qualcosa di importante. Penso a Lippi, Zeman, Donadoni, ma anche Gasperini e Ballardini. Ho ‘rubato’ idee ad ognuno di loro, poi devo metterci del mio”.

Belgrado? “Un episodio straordinario della mia carriera. Non volevo perdere, andai avanti e riuscì a fare un gol importantissimo, poi il resto lo conoscete tutti. Servirà quella voglia di non arrendersi e di provarci fino alla fine. Ci tengo a chiedere a tutti grande coesione ed unità di intenti per il bene del Livorno e per riuscire a fare un’impresa che seconda me è possibile. Sono qui per questo”.