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Emergenza Covid-19: il volley tra stop e crucci per il futuro. Voce ai protagonisti livornesi

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L’apripista è stato il mondo del rugby. Poi, a ruota della palla ovale, sono arrivate anche quella a spicchi del basket e quelle colorate del volley: niente più rotolare, nessun rimbalzo. Almeno per quanto concerne la stagione agonistica 2019-2020. Lockdown definitivo anche sottorete, anche in questo caso in tutti i campionati, dalla massima categoria sino ai tornei a dimensione regionale. Nessuno scudetto, nessuna promozione, nessuna retrocessione, per la seconda volta in 75 edizioni del campionato nazionale (solo una volta, a livello femminile, non si era assegnato il tricolore, a causa di una grana burocratica). Validi solo i trofei già assegnati: si era parlato, qualora fosse stato possibile nel prossimo futuro, di riaprire una finestra agonistica a cavallo tra giugno o luglio, per consentire di disputare almeno i playoff ma l’ipotesi è stata bocciata dalla FIPAV, che ha temuto di innescare l’inevitabile girandola di ricorsi e gineprai della giustizia sportiva. Il tutto mentre già la Savino Del Bene Scandicci, squadra della livornese Elena Pietrini, non ha accettato di buon grado il criterio di basarsi sulla classifica relativa alla 19ª giornata per decretare le partecipazioni alla prossima stagione continentale. “Non siamo in linea con quanto stabilito in merito all’assegnazione dei posti nelle coppe europee: se la classifica non ha valore per assegnare uno Scudetto né per definire le retrocessioni, la stessa non può valere per l’assegnazione dei posti in Europa evidenziando, quindi, una disparità di giudizio decisamente incongrua” ha sentenziato il direttore generale, Francesco Paoletti. In ballo, la qualificazione alla prossima Champions League (che spetta alle prime tre, mentre le fiorentine sono staccate stoppate quando si trovavano in quarta piazza), mente si aspetta ancora la decisione della CEV su come terminare quella di quest’anno (portarla a termine nei prossimi mesi, magari da settembre?)

Il Consiglio Federale si è infatti svolto senza una consultazione con le Leghe (maschile e femminile), tant’è che i due presidenti (Diego Mosna per la maschile e Mauro Fabris per la femminile) hanno rassegnato per protesta le loro dimissioni in maniera congiunta. Vero che alla Fipav spettano i verdetti sui campionati di tutti i livelli (le Leghe professionistiche hanno la delega soltanto per ciò che concerne per la gestione organizzativa) e che, per quanto concerne gli uomini, anche i club della Superlega a stragrande maggioranza (11 su 13) si erano allineati a tale linea. Però i club erano propensi per lasciare aperta la possibilità di un playoff lampo per assegnare lo scudetto. “Abbiamo preso atto con totale disappunto del comunicato del Consiglio Federale che sancisce la chiusura di tutti i campionati – hanno scritto ieri Mosna e Fabris –. Una decisione di enorme portata, presa ignorando il parere di chi gestisce i campionati di vertice. La decisione comune che abbiamo concordato è di dimetterci dalla nostra carica. Il peso di una simile decisione si abbatte pesantemente sulla pallavolo di vertice che da anni contribuisce in modo sostanziale ai successi e al valore della Federazione Italiana Pallavolo”.

“Ho solo applicato i regolamenti federali restando in contatto con le Leghe (…) non avevamo un’altra strada – ha ribattuto il numero uno Fipav Bruno Cattaneo Non si può applicare una regola per un campionato federale e per una altro fare un’eccezione. Non potevamo ratificare un playoff a 6 squadre o 7, formula differente da quella prevista. Quando si è interrotto il torneo maschile, le squadre non avevano giocato lo stesso numero di partite. Se a luglio le squadre vorranno giocare un torneo in diretta Rai, saremmo più che contenti.ma non possiamo dire che quel torneo assegna lo scudetto. Stesso discorso per il femminile”.

Sul tavolo, restano in ogni caso i crucci legati al taglio agli stipendi (agli atleti, si è proposta una decurtazione del 30-40%) e ai budget. Peraltro, si preannuncia un’inedita estate a digiuno di volley: una sosta che dovrebbe essere lunga 6-7 mesi, davvero insolita per una disciplina che è solita tenere ritmi a dir poco sostenuti sotto il profilo del calendario tra campionati , coppe e impegni con le nazionali (vedi il ‘clamoroso’ forfait dato all’azzurro sempre dalla livornese Pietrini, alla vigilia degli Europei, meno di un anno fa).

I PROTAGONISTI: LE REAZIONI LABRONICHE

Sarah Fahr

SARAH FAHR (CENTRALE, IL BISONTE FIRENZE / A FEMM)

“E’ la decisione più giusta. E’ giusto che anche noi giocatrici / giocatori facciamo dei sacrifici in un momento storico tanto delicato. Finché la situazione non si riprenderà al 100%, non giocare è la decisione migliore. Dispiace perché tutti noi avremmo voluto continuare fare o riprendere a giocare quanto prima ma umanamente è stata l’opzione più giusta. E poi, chi sono io per dire che si sarebbe potuto fare diversamente?”

Geraldina Quiligotti

GERALDINA QUILIGOTTI (LIBERO, ROMA VOLLEY CLUB / A2 FEMM)

“Decisione giusta. Ci troviamo davanti a una cosa più grande di noi. Impossibile ripartire con i campionati, la priorità è tutelare la salute. Logico che lo sport passi in secondo piano. Stare fermi per oltre un mese non rendeva davvero praticabile ripartire subito con l’agonismo. Ci sarà sicuramente una ripercussione anche sotto il profilo della riduzione dei compensi economici ma, d’altra parte, non saremmo certo l’unica disciplina a a subire: il momento storico è questo per tutti. Speriamo nella ripartenza della prossima stagione in un contesto di assoluta normalità”.

Roberto Lavorenti

ROBERTO LAVORENTI (ALLENATORE, BAIA DEL MARINAIO CECINA / B2 FEMM)

“Era una epilogo annunciato, credo non si potesse fare altrimenti in una situazione di questo genere. Anche se ci fosse stata ripresa, si sarebbe trattata di una stagione falsata. Se in un campionato di qualsiasi livello si arrivano a saltare 2-3 mesi di competizioni, praticamente una decina di partite circa senza contare il lavoro in allenamento, si verifica davvero una situazione del tutto anomala. Avevo previsto quindi già da tempo lo stop definitivo a tutti i livelli, si tratta di un evento straordinario: non ci sono precedenti per una problematica del genere. Guardando al futuro, lo sport che si vede in TV non è quello ‘vero’ per la maggior parte di chi lo vive: quello è solo la punta dell’iceberg, che riguarda un gruppo ristretto di atleti e dirigenti. Una vetrina trainante per il movimento ma fatta da professionisti di altissimo livello pagati milioni di euro. Il tessuto sportivo vero invece è radicato sul territorio, dove lavorano un sacco di persone che sopravvivono solo con tale attività e che oggi, a causa dell’epidemia e del blocco, si trovano i loro compensi bloccati. dalle società sportive.Se già in serie A si pensa di liquidare solo 30% degli stipendi da qui alla fine della stagione e alcuni club, neanche quello), figuriamoci cosa succede ‘ a cascata’ nelle categorie inferiori…Come ripartiremo la prossima stagione? Chi sarà in grado di sostenere i campionati futuri, con gli sponsor ‘sopravvissuti’ che ancora vorranno investire nello sport? Il movimento potrebbe subire conseguenze inimmaginabili, tutto dipende dalla ripresa economica del Paese intero…”

📸 Savino del Bene Scandicci